C’Era una volta…
No, anche se il titolo sembrerebbe di una favola, quella che sto per raccontarvi favola non è… o meglio… a pensarci bene è una Vera Favola! Geograficamente a poche ore di macchina e di mare da qui ma “giusto qui dietro” per chi parla la stessa lingua.
Premetto che per licenza poetica parlerò di un frutto anche se in realtà frutto non è… No perché ormai di questi tempi non specificare i dettagli sembra normale… e invece sono proprio i dettagli che fanno la differenza. Le piccole cose a dimostrarsi Grandi e non in dimensioni ma Grandi per davvero come la giornata di oggi… ad esempio…
E allora Signore e Signori, bambini e bambine, babbani e mezzibabbani… direttamente dal Regno Vegetale, dalla Famiglia delle Rosaceae, Genere Malus e Specie Malus domestica Borkh… Ecco a voi la mela con la guancia rossa! La Regina di Ussassai! Gioiello parte dell’elenco delle cosiddette PAT (Produzioni Agroalimentari Tradizionali) che a testa alta rappresenta la Resistenza millenaria di una Comunità che non vuole dimenticarsi chi è ricordando chi è stata, una Comunità che, come avrebbe detto qualcuno riferendosi a mele, fagioli, pere e fichi, pani e mooolto altro, invece di arrendersi ai soliti social e prodotti da etichetta ha deciso di “Ripartire dalle proprie povertà per farne la propria ricchezza”.
Immaginate un piccolo paese incastonato tra le montagne della Sardegna, fra gole di roccia tagliate da spade di giganti e segreti sussurrati dalle janas, le fate sarde: beh signori… state immaginando Ussassai.

Siamo sul confine di Nuoro ma nel Cuore pulsante dell’Ogliastra, sotto lo sguardo di Perda Liana, fonte di ispirazione della celebre copertina di Tex Willer ad opera del sardo Galep.
Qui il vento parla con gli alberi, e gli alberi rispondono… con i loro succulenti frutti! Mirto, vite, corbezzolo, olive, mandarini, limoni, fichi d’india, genziana, carruba, ginepro e… Non una mela ma LA mela… Quella di Ussassai appunto: la Trempa Orrubia, che in sardo significa “guancia rossa” in riferimento al caratteristico colore rosso che assume la porzione dell’epicarpo esposta al sole.
Una mela veramente unica al mondo così come la gente di questa terra.
Le sue piante respirano letteralmente il vento del Gennargentu che le scolpisce in un’equazione danzante che si fonde con l’estetica dei suoi paesaggi. Una mela che beve l’acqua delle sorgenti pure che irrorano capillarmente tutta la valle e che ha visto passare millenni di storia e segreti che non sapremo mai cogliere da quelle piante e rocce che ne sono testimoni ed artefici.
Una mela così rara che, potessi parlarle le chiederei: “Scusa, ma tu come hai fatto a uscirne così buona?”
Ed è pure Bella con quella guancia rossa, non perché ha preso uno schiaffo ma anzi come bollino di qualità, resistenza restanza e resilienza proprio come i tanti centenari che abitano questa terra. Quando si dice “Una mela al giorno toglie il medico di torno… non si può non pensare a Lei…” che attraverso l’arte dell’innesto e la genuina condivisione della gente ha poi preso ad abitare tutta la provincia così come è arrivata oggi qui fra noi. Perché questa Mela che viene da una terra aspra, su montagne ripide dove il vento sembrerebbe voler strappare via tutto, è invece generosa e lieta di dare vita a nuove generazioni sapienti mantenendo la propria memoria.
Allevati per secoli, tramandati di generazione in generazione, questi meli raccontano la storia delle mani callose che li hanno curati, delle famiglie che ne hanno fatto una risorsa per sopravvivere e dell’orgoglio ogliastrino che ancora oggi imbandisce le tavole così come ogni dove dai volti sino al cuore dei suoi boschi.
“Se porti una mela di Ussassai, porti un pezzo di cuore” Così dicono, dimostrando che qui, mentre nel continente si pensa ad andare su marte, cultura e natura non sono riserve sempre più confinate ma sono ancora la stessa cosa ed appartengono alla gente e le genti vi appartengono.
La sua buccia è robusta, è proprio montanara.
Il suo profumo è delicato ma intenso e il suo sapore dolce al punto giusto… ma anche con il giusto carattere aspro, proprio come un vero sardo.
Non per campanilismo che non me ne torna davvero nulla, ma credetemi che qualsiasi golden impallidirebbe nelle stesse condizioni della mela di Ussassai…
Questa mela non è solo una varietà antica ma è anche a rischio di estinzione, proprio come ormai avviene per decine di migliaia di specie viventi, idiomi e narrazioni popolari…
Per questo siamo qui oggi per celebrarla, per dire che la biodiversità è ricchezza e che ogni frutto ha una storia da raccontare e quella storia è anche la nostra.
E sarà che Ussassai è piena di mele antiche che sembrano uscite da una fiaba: mela pira, mela titongia, mela ‘e ierru, a tremp’arrubia, San Giovanni, mela ‘e ollu… Ma, grazie all’amore per la propria terra e la lungimiranza di alcune persone, la feste che gli dedicano ogni ottobre portano migliaia di visitatori a provarne fragranze, marmellate, composte, torte, crostate, strudel, biscotti… Una bella ispirazione per chi oggi come noi vive in vallate di meleti abbandonati dove le mele sembrano di sinonimo di inutilità rispetto alle monocolture in pianura…
Ricordatevi che oggi non state mordendo solo un frutto, state gustando una storia che contiene un messaggio che è lo stesso della giornata di oggi, se ho capito bene, e che dice:
“Viva la frutta vera e viva le nostre radici!” Qualcuno diceva che la “tradizione non è culto delle ceneri ma custodia del fuoco” e allora facciamolo una grande applauso a questa Mela Resistente e ispiratrice e a chi se ne è preso cura e me la ha donata: grazie Domez e grazie Ussassai.

Tratti dall’Edizione invernale 2024 del “Pomo d’Oro” tenutasi presso l’Oasi dei Ghirardi di Parma all’interno della Festa dello scambio semi e saperi con gara cooperativa di mele antiche e torte di mela e pera

Intrecciato il mio cammino a quello di Marco Merli che a Ussassai ha composto un vero e proprio inno che abbiamo cantanto per bar strade e sentieri:
E così abbiamo fatto, questa volta insieme, per Gairo Taquisara, a cui abbiamo dedicato Isi Scrancadorisi disponibile su Spotify.

